vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Scarmagno appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Origine del Nome

Le poche ed incerte notizie che si hanno di Scarmagno sono desunte in parte dal Bertolotti nelle sue "Passeggiate del Canavese" ed in parte dagli Archivi parrocchiali e comunali. Scarmagno è tuttora unico in Italia e la sua origine risale a tempi antichissimi, e fù temuto sempre per villaggio molto importante. Infatti nei vecchi documenti è scritto Scarmagnum e Scannarmi si chiamavano appunto iudices et praepositi villarum, ivi risiedevano adunque personaggi autoritari. Se poi consideriamo questo nome da Scarmagnum (pure frequente nelle antiche carte) verrebbe a significare una grande villa, paese, poiché in celtico Schar significava villa-paese : Magnum, aggiunto in seguito, significava grande. Vi è pure chi crede che tal nome derivi da Scarmnum magnum, quasi sgabello grande, posizione strategicamente buona per gli eserciti. Da ciò si deduce l'importanza antica di questo paese, quantunque di remoti e fiorenti tempi si sappia ben poco o nulla

Primi Ricordi (I Feudatari)

Da un documento del 1014 abbiamo notizia che un signore e più probabilmente il signore di Scarmagno era dalla parte di Arduino: si tratta di Gaseuerti de Scaramanno, i cui possessi sono confiscati dall'imperatore Enrico II, insieme ai beni di Arduino. I feudi tolti sono dati alla Chiesa di Vercelli, per ordine dell'imperatore tedesco. A cavallo del 1200, Oberto di Scarmagno e Giacomo di Scarmagno giurano il cittadinatico ad Ivrea; Giacomo presta anche una garanzia di 20 lire di Susa, di fronte all'impegno di acquistare una casa in Ivrea. Nel 1263, alla convenzione per la lotta ai Berrovieri, giurano ben 158 Uomini di Scarmagno; questo numero rilevante ci lascia intuire che Scarmagno fosse il borgo più popoloso della zona. I conti di Scarmagno, Domenico e Giovanni fanno atto di fedeltà, nel 1318, al conte Amedeo V di Savoia ed al principe Filippo d'Acaja; nel 1339 sarà Giovanni d'Audixia di Scarmagno a prestare omaggio, in Ivrea, al conte di Savoia ed al marchese di Monferrato. La banda armata di Antonio di Mazzè mette a ferro e fuoco Scarmagno, nel 1383. Negli anni seguenti anche a Scarmagno scoppia il Tuchinaggio e viene distrutto il locale castello. Il conte di Savoia imporrà poi, nel 1391, a risarcimento dei danni del Tuchinaggio, la costruzione di un piccolo fortilizio a Scarmagno. Intorno al 1500 viene ricostruita la chiesa parrocchiale di Scarmagno, mentre nel 1504 termina la lite tra la Comunità ed i feudatari di Scarmagno circa i molini e i forni, le loro modalità d'uso ed i gravami fiscali connessi. Nel 1585 e nel 1630 anche Scarmagno è colpita dalla peste; i morti sono sepolti fuori del paese, intorno alla cappella di Sant'Eusebio. Ben 157 Scarmagnesi muoiono nella grande peste del 1630. Soldataglie francesi saccheggiano Scarmagno nel 1642 e nel 1705, con gravi danni alle case, alla popolazione, alla Chiesa ed alla casa della Comunità. Nel XVII secolo Scarmagno avrà un nuovo feudatario, Carlo Perrone d'Ivrea, in sostituzione dei conti San Martino di San Martino, famiglia andata estinta. Anche Scarmagno, nel 1782 e 1784, sarà affrancata dei diritti feudali sui locali beni della Mensa Vescovile d'Ivrea. All'inizio del 1800 Scarmagno restaura la chiesa parrocchiale di San Michele e nel 1836 viene fondata la Congregazione di Carità. Verso l'inizio di questo secolo vi sarà istituita la Società Operaia e subito dopo verrà eretto l'Asilo Infantile.